Nel cuore della tradizione conventuale italiana si nasconde un tesoro gastronomico che ha attraversato i secoli: il dolce delle monache. Questa preparazione, nata tra le mura dei monasteri dove le religiose custodivano gelosamente le loro ricette, rappresenta oggi un patrimonio culinario accessibile a tutti. La sua semplicità di esecuzione non tradisce affatto la complessità aromatica e la ricchezza di sapore che caratterizzano questo dessert. Con pochi ingredienti genuini e una tecnica alla portata anche dei meno esperti, è possibile ricreare nelle proprie cucine l’autenticità di un dolce che profuma di storia e devozione.
La ricetta che vi presentiamo oggi rispetta fedelmente la tradizione, mantenendo intatta quella genuinità che ha reso celebre questo dolce in tutta Italia. Una preparazione che non richiede competenze particolari, ma solo attenzione e rispetto per i tempi di lavorazione. Il risultato finale ripagherà ampiamente l’impegno con una consistenza morbida e avvolgente, un profumo inebriante e un gusto che conquista al primo assaggio.
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facile
€€
Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione delle mandorle
Per iniziare la vostra avventura nella preparazione del dolce delle monache, occupatevi delle mandorle pelate. Versatele nel frullatore e tritatele finemente fino ad ottenere una polvere grossolana ma non troppo fine. La granella, ovvero le mandorle tritate, deve mantenere una certa consistenza per dare carattere al dolce. Attenzione a non frullare troppo a lungo altrimenti rischiate di ottenere una pasta oleosa invece della polvere desiderata. Mettete da parte in una ciotola pulita.
2. Preparazione del burro
Prendete il burro e lasciatelo ammorbidire a temperatura ambiente per circa trenta minuti prima di iniziare. Questo passaggio è fondamentale perché il burro deve essere morbido ma non sciolto. Una volta pronto, tagliatelo a cubetti piccoli per facilitare la successiva lavorazione. Il burro ammorbidito si incorporerà meglio agli altri ingredienti creando una consistenza omogenea e cremosa.
3. Montatura delle uova
In una ciotola capiente o nella planetaria, versate le uova intere insieme allo zucchero semolato e a un pizzico di sale. Iniziate a montare con le fruste elettriche o con la planetaria a velocità media. Montare a neve, cioè sbattere fino a incorporare aria, significa lavorare il composto fino a quando non diventa gonfio, chiaro e spumoso. Questo processo richiede circa dieci minuti. Il composto è pronto quando sollevando le fruste si forma un nastro che ricade lentamente.
4. Incorporamento degli ingredienti secchi
Abbassate la velocità delle fruste e aggiungete gradualmente la farina setacciata insieme al lievito per dolci. Setacciare, ovvero passare attraverso un setaccio, serve ad eliminare i grumi e ad arieggiare la farina. Incorporate anche le mandorle tritate preparate precedentemente e la vanillina. Mescolate delicatamente con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare il composto. Aggiungete la scorza di limone grattugiata che donerà un profumo fresco e agrumato.
5. Aggiunta del burro e del liquore
Unite i cubetti di burro ammorbidito poco alla volta, continuando a mescolare con movimenti delicati. Quando il burro sarà completamente incorporato, versate l’amaretto che conferirà quel sapore caratteristico e autentico tipico della tradizione conventuale. L’alcol evaporerà durante la cottura lasciando solo l’aroma intenso delle mandorle amare. Mescolate fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo.
6. Preparazione dello stampo
Imburrate generosamente lo stampo per torta da ventiquattro centimetri di diametro, prestando particolare attenzione agli angoli e ai bordi. Infarinate leggermente battendo via l’eccesso. Questo doppio passaggio impedirà al dolce di attaccarsi durante la cottura facilitando lo sformato finale. Se preferite, potete utilizzare carta da forno ritagliata della dimensione del fondo dello stampo.
7. Cottura in forno
Preriscaldate il forno a centottanta gradi in modalità statica. Versate l’impasto nello stampo preparato livellando la superficie con una spatola. Infornate nel ripiano centrale del forno e cuocete per quaranta minuti. Durante la cottura non aprite mai lo sportello del forno nei primi venti minuti altrimenti il dolce potrebbe sgonfiarsi. Fate la prova stecchino inserendo uno stuzzicadenti al centro: se esce asciutto il dolce è pronto.
8. Raffreddamento e decorazione finale
Sfornate il dolce e lasciatelo raffreddare nello stampo per dieci minuti. Questo tempo permette alla struttura di stabilizzarsi. Successivamente sformatelo su una griglia e lasciatelo raffreddare completamente. Una volta freddo, spolverizzate generosamente con lo zucchero a velo utilizzando un colino a maglie fitte. Questo conferirà l’aspetto candido e delicato tipico dei dolci conventuali.
Il trucco dello chef
Per verificare la freschezza delle uova, immergetele in un bicchiere d’acqua: se affondano sono freschissime, se galleggiano sono da scartare. Le mandorle possono essere tostate leggermente in forno prima di essere tritate per intensificare il loro aroma. Se non avete l’amaretto, potete sostituirlo con rum o marsala mantenendo le stesse proporzioni. Per una versione ancora più ricca, aggiungete cinquanta grammi di gocce di cioccolato fondente all’impasto. Conservate il dolce sotto una campana di vetro o in una scatola di latta per mantenerlo morbido fino a cinque giorni.
Abbinamenti per un dolce conventuale
Il dolce delle monache si accompagna perfettamente con un Vin Santo toscano, vino da dessert ottenuto da uve appassite che richiama la tradizione religiosa della sua produzione. La sua dolcezza equilibrata e le note di frutta secca esaltano le mandorle presenti nel dolce. In alternativa, un Passito di Pantelleria con i suoi aromi di albicocca e miele crea un contrasto armonioso.
Per chi preferisce bevande analcoliche, un caffè espresso ristretto o un cappuccino schiumoso rappresentano la scelta ideale, seguendo la tradizione italiana del dolce a colazione o merenda. Un tè Earl Grey con il suo profumo di bergamotto si sposa magnificamente con la scorza di limone presente nella ricetta.
Informazione in più
Il dolce delle monache affonda le sue radici nella tradizione monastica italiana, quando le suore di clausura si dedicavano alla preparazione di dolci raffinati utilizzando ingredienti semplici ma di qualità. Ogni convento custodiva gelosamente la propria versione, tramandandola di generazione in generazione attraverso ricettari manoscritti.
La presenza delle mandorle non è casuale: questi frutti rappresentavano un ingrediente prezioso e simbolico nella cultura cristiana, associato alla purezza e alla vigilanza spirituale. L’amaretto, liquore tradizionale italiano, veniva prodotto spesso negli stessi monasteri utilizzando noccioli di albicocca o mandorle amare.
Questo dolce veniva preparato in occasione delle festività religiose più importanti o come dono per i benefattori del convento. La sua semplicità apparente nasconde in realtà una profonda conoscenza delle tecniche di pasticceria che le monache avevano perfezionato nel corso dei secoli. Oggi rappresenta un ponte tra passato e presente, permettendo a chiunque di assaporare un pezzo di storia italiana.



