Melaccio – Torta di mele leggera senza uova e senza burro

Melaccio - Torta di mele leggera senza uova e senza burro

Nel panorama della pasticceria casalinga italiana, il melaccio rappresenta una rivoluzione dolce e leggera. Questa torta di mele senza uova e senza burro conquista chi cerca un dessert genuino, digeribile e rispettoso delle intolleranze alimentari. Nata dalla tradizione contadina toscana, questa preparazione dimostra come ingredienti semplici possano trasformarsi in una delizia capace di sorprendere anche i palati più esigenti. La sua consistenza morbida e il profumo avvolgente di mele e cannella ne fanno il protagonista perfetto per una merenda pomeridiana o per concludere un pasto in leggerezza.

20

45

facile

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione delle mele

Iniziate lavando accuratamente le mele sotto acqua corrente fredda. Asciugatele con delicatezza utilizzando un canovaccio pulito. Sbucciatele completamente eliminando la buccia in modo uniforme, poi tagliatele a metà e rimuovete il torsolo centrale con i semi. Affettate ogni metà in fettine sottili di circa mezzo centimetro di spessore. Disponetele in una ciotola e irrorate con qualche goccia di succo di limone per evitare che anneriscano, un fenomeno chiamato ossidazione che si verifica quando la polpa della mela entra a contatto con l’ossigeno dell’aria. Cospargete le fettine con un cucchiaino di cannella e mescolate delicatamente.

2. Preparazione dell’impasto base

In una ciotola capiente, setacciate la farina insieme al lievito per dolci. Questo passaggio è fondamentale per eliminare i grumi e incorporare aria nell’impasto, rendendolo più soffice. Aggiungete lo zucchero semolato e un pizzico di sale, poi mescolate gli ingredienti secchi con una frusta manuale. Create un incavo al centro, come se fosse un piccolo cratere, e versatevi l’olio di semi di girasole a temperatura ambiente. Iniziate a mescolare delicatamente partendo dal centro e incorporando progressivamente la farina dai bordi.

3. Aggiunta dei liquidi

Versate il latte vegetale di soia a filo, continuando a mescolare con movimenti circolari dal basso verso l’alto. Questa tecnica, chiamata incorporazione, permette di amalgamare gli ingredienti senza creare grumi e senza sviluppare eccessivamente il glutine della farina. Aggiungete la scorza di limone grattugiata finemente, che donerà un profumo agrumato e fresco alla preparazione. Lavorate l’impasto fino ad ottenere una consistenza liscia, omogenea e leggermente fluida, simile a quella di una pastella per pancake.

4. Assemblaggio della torta

Preriscaldate il forno a 180 gradi in modalità statica. Ungete uno stampo per torte del diametro di 24 centimetri con un filo d’olio, poi infarinate leggermente le pareti e il fondo. Questo accorgimento impedirà alla torta di attaccarsi durante la cottura. Versate metà dell’impasto nello stampo, livellandolo con una spatola. Disponete circa due terzi delle fettine di mele precedentemente preparate, distribuendole in modo uniforme. Coprite con il restante impasto, poi decorate la superficie con le fettine di mele rimaste, disponendole a raggiera partendo dal centro.

5. Cottura e raffreddamento

Infornate la torta nel forno già caldo sul ripiano centrale e cuocete per 45 minuti. Dopo 30 minuti, controllate la doratura superficiale: se dovesse colorarsi troppo rapidamente, coprite con un foglio di carta da forno o alluminio. Per verificare la cottura, inserite uno stecchino al centro della torta: se esce asciutto, la preparazione è pronta. Spegnete il forno e lasciate riposare la torta all’interno per 5 minuti con lo sportello socchiuso. Questo passaggio graduale evita lo shock termico che potrebbe far sgonfiare il dolce. Sformate solo quando sarà completamente fredda.

6. Finitura finale

Una volta che la torta si sarà raffreddata completamente a temperatura ambiente, trasferitela su un piatto da portata. Setacciate lo zucchero a velo sulla superficie utilizzando un colino a maglie fitte, creando una copertura uniforme e delicata. Questa spolverata finale dona un aspetto professionale e aggiunge una nota di dolcezza che contrasta piacevolmente con l’acidità delle mele. Il melaccio è pronto per essere servito e gustato in tutta la sua fragranza.

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Ginevra Castellani

Il trucco dello chef

Per rendere il melaccio ancora più profumato, potete aggiungere all’impasto una bustina di vanillina o i semi di mezza bacca di vaniglia. Se preferite una consistenza più umida, sostituite 50 millilitri di latte con succo di mela naturale. Le mele golden sono ideali per questa preparazione perché mantengono bene la forma durante la cottura, ma potete sperimentare con varietà più acidule come le renette o le granny smith per un sapore più deciso. Conservate la torta sotto una campana di vetro o coperta con pellicola trasparente: si manterrà morbida per 3-4 giorni.

Abbinamenti per il melaccio

Questo dolce leggero si sposa perfettamente con bevande che ne esaltano la delicatezza senza sovrastarne i sapori. Una tisana alla camomilla o al finocchio accompagna il dessert creando un momento di relax pomeridiano. Per gli amanti del tè, un earl grey con le sue note agrumate richiama la scorza di limone presente nell’impasto. I bambini apprezzeranno un bicchiere di latte vegetale tiepido aromatizzato con un pizzico di cannella. Per occasioni speciali, un passito di Pantelleria o un moscato dolce creano un contrasto interessante con l’acidità delle mele.

Informazione in più

Il melaccio affonda le radici nella cucina povera toscana, dove le massaie dovevano ingegnarsi per preparare dolci senza ingredienti costosi come burro e uova. Questa torta rappresenta l’essenza della filosofia contadina: trasformare prodotti semplici e di stagione in preparazioni gustose e nutrienti. Il nome deriva probabilmente dal termine dialettale mela, protagonista indiscussa della ricetta. Tradizionalmente preparato in autunno durante la raccolta delle mele, il melaccio veniva cotto nei forni a legna e rappresentava un momento di convivialità familiare. Oggi questa ricetta conosce una seconda giovinezza grazie all’attenzione verso l’alimentazione vegetale e le intolleranze alimentari, dimostrando come la tradizione possa dialogare con le esigenze contemporanee.

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